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Vuoi aprire una startup? Ecco la top 5 dei migliori Paesi europei in cui iniziare la tua avventura

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Vuoi dare vita a una nuova azienda? Pensa al mondo come il tuo terreno di conquista. Matthew Jenkin ti spiega perché dovresti aprire la tua attività in Danimarca, Romania, Estonia, Svezia e Lituania

 

Oggi, grazie alla globalizzazione e all’ascesa delle tecnologie digitali, è più facile che mai dare vita a una nuova azienda in un nuovo Paese. Non sai come scegliere quello giusto per la tua impresa? Un recente rapporto ha stilato un elenco dei migliori Paesi europei in cui aprire un’attività. Noi ne abbiamo selezionati cinque basandoci su alcuni importanti criteri: tassazione ridotta, mercati in rapida crescita, incentivi governativi e accesso a lavoratori pieni di talento.

1. Danimarca

Forse non lo sapevi, ma la Danimarca è uno dei Paesi con il maggior tasso di imprenditorialità nel mondo. Il motivo è semplice: per avviare una nuova azienda bastano pochissimi passaggi, semplici e alla portata di tutte le tasche. 

Secondo il rapporto Doing Business del 2019 condotto dalla Banca Mondiale, anche le riforme introdotte dal Governo hanno avuto un ruolo importante: le aziende infatti pagano meno tasse dopo la riduzione dell’aliquota di imposta sul reddito delle società e del requisito patrimoniale minimo.

Secondo il rapporto European Potential, la Danimarca è nientepopodimeno che il primo Paese per la facilità del commercio transfrontaliero. Primato che la Banca Mondiale attribuisce all’importanza data alle procedure online per rendere più efficiente l’amministrazione aziendale. In Danimarca è, inoltre, possibile effettuare la maggior parte delle transazioni online, nonché completare nello stesso momento la registrazione aziendale e fiscale su una pratica piattaforma online. Una bella comodità.

Hai mai sentito parlare di "flexicurity"? Si tratta di un modello di stato sociale, adottato dalla Danimarca, in cui le aziende possono assumere e licenziare con facilità e in cui i lavoratori adulti senza lavoro ricevono una indennità di disoccupazione. In aggiunta, la produttività della forza lavoro danese è ai livelli più alti in Europa e le aziende possono lavorare 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno perché non esistono limiti agli straordinari.

Canale danese con barca, © Kim Wyon

2. Romania

La Romania sta vivendo una fase molto positiva: l’economia è cresciuta del 5,7% su base annua nel secondo trimestre del 2017 superando gli altri Paesi europei, fermi a una media del 2,4%. Il PIL non è stato da meno. È infatti cresciuto del 4,8% nel 2016 e del 3,9% nel 2015. L’economia britannica è stata molto meno brillante, crescendo nello stesso periodo dell’1,8 e del 2,2%.

Le aziende più attratte dalla Romania sono quelle del settore tecnologico; il passato comunista ha lasciato uno stuolo di lavoratori esperti con una solida formazione in scienze, matematica ed educazione tecnica. La connessione Internet è tra le più veloci del mondo (battono la Romania solo Singapore, Hong Kong, Corea del Sud e Islanda) e questo ha ovviamente agevolato la crescita di un settore la cui quota del PIL dovrebbe raddoppiare al 12% entro il 2025.

I vantaggi sono tangibili anche per quanto riguarda i costi operativi e i costi generali. Proprietà commerciale, energia e servizi sono da tre a cinque volte più economici che in Europa occidentale. Non mancano poi gli incentivi fiscali, tra cui foreign tax credit ed esenzioni fiscali per profitti rinvestiti in attrezzature.

Marin Lachimov, fondatore di origine rumena di 3D Human Development, sostiene che il programma di sovvenzioni del Governo abbia fortemente incoraggiato l’imprenditoria. "Ogni rumeno che vive all’estero riceve 40.000 euro in sovvenzioni per avviare un’azienda nel Paese", spiega. "Grazie a questa iniziativa la Romania ha avviato un percorso di sviluppo improntato all’imprenditorialità".

Marin continua aggiungendo che la crescita di aziende come Ford e Dacia ha favorito lo sviluppo di un grande indotto composto da numerose piccole aziende.

Lungofiume rumeno, © Getty

3. Estonia

Nel 2000 l’Estonia ha dichiarato l’accesso a Internet un diritto umano, guadagnandosi il soprannome di "E-stonia". La capitale Tallinn, coperta da un’ampia rete di WiFi pubblico gratuito come tantissime altre città del Paese, ospita il Tehnopol, un parco scientifico e tecnologico che offre supporto a circa 180 aziende.

Vuoi aprire un’azienda in Estonia? Con il programma di residenza elettronico è facilissimo. Tutti i cittadini estoni ricevono un’identità elettronica a partire dai 15 anni, che consente loro di accedere a circa 4.000 servizi: bancari, contratti, registrazione aziendale e fiscali. La novità è che da ottobre scorso anche chi non è cittadino estone può accedere alle identità elettroniche.

Anche le tasse non sono un problema in Estonia. Il Paese, secondo l’International Tax Competitiveness Index del 2014 di Tax Foundation, vanta il regime fiscale più competitivo nel mondo sviluppato. Invece di applicare un’imposta sul reddito delle aziende tradizionale, si è scelto di tassare gli utili societari distribuiti al tasso di capital gain del 21%. Hai deciso di reinvestire tutti i tuoi utili nell’azienda? Tranquillo, non pagherai alcuna tassa. Infine, il reddito prodotto all’estero non è tassato, cosa che rende l’Estonia un Paese con un sistema fiscale "territoriale".

Panorama urbano estone, © Rainer Süvirand

4. Svezia

Anche in Svezia le tasse sono pro-aziende: nonostante l’aliquota dell’imposta sul reddito delle società sia già bassa (solo il 22%) rispetto a tanti altri Paesi europei, il Governo intende abbassarla ulteriormente al 20,6% entro il 2021. L’obiettivo? Promuovere l’attività aziendale, ovviamente.

Gli imprenditori non hanno paura di prendersi rischi più grandi perché sanno di poter fare affidamento su una robusta rete di sicurezza, frutto di una politica attenta alla sicurezza sociale. In Svezia, poi, è ancora possibile essere proprietari di una start-up ma anche genitori attenti, grazie alle generose indennità di congedo parentale. Il welfare, dunque, incoraggia l’imprenditorialità. Lo dimostrano le ricerche e i fatti.

Vuoi un motivo in più per aprire un’attività in questo Paese nordico? La sua trasparenza in fatto di informazioni e di dati. Solo per fare un esempio: gli stipendi dei cittadini svedesi sono visibili da chiunque da decenni.

Secondo Lars Hammersholt Petersen, amministratore delegato e direttore di Benchmark IT, chi trae maggiore beneficio da questa apertura alla condivisione delle informazioni sono le startup. Ecco perché: "La possibilità di accedere ai dati gratuitamente permette di indirizzare il proprio prodotto o servizio, soprattutto se di nicchia, in modo mirato".

Svezia, © Björn-Olin

5. Lituania

Anche la Lituania, sulle orme della sua vicina Estonia, sta diventando una vera e propria Mecca per le startup tecnologiche, che secondo Startup Lithuania erano almeno 320 alla fine del 2016. Le startup lituane hanno fatturato un totale di 165,3 milioni di euro in 10 anni (dal 2006 al 2015) rispetto ai 103,3 milioni e ai 280,6 milioni di, rispettivamente, Lettonia ed Estonia.

Oltre a questi evidentissimi numeri, il Paese è molto ambito dal settore tecnologico anche per la presenza di un altissimo numero di giovani laureati specializzati in IT. Non per niente, la Lituania è al primo posto nella CEE per laureati in matematica, scienza e tecnologia pro capite. Il fatto che, secondo Statista, il 97% dei lituani in età lavorativa (25-64 anni) conosca almeno una lingua straniera è un elemento altrettanto positivo. Come se non bastasse, il Paese ha anche la rete WiFi pubblica più veloce del mondo. Rotten WiFi, un servizio di verifica che valuta le reti WiFi pubbliche sulla base di velocità e soddisfazione del cliente, sostiene che la Lituania è la vincitrice indiscussa in termini di velocità medie di download e upload in reti WiFi pubbliche.

Silicon Valley comes to the Baltics, che raggruppa più di 1500 partecipanti all’anno, Games Jams e gli hackatons di Startup Lithuania sono solo alcuni dei numerosi eventi organizzati ogni anno per supportare le startup e le piccole aziende lituane.

La posizione strategica della Lituania, al crocevia di tre mercati fondamentali come Europa occidentale, Scandinavia, Russia e Comunità degli Stati Indipendenti, ha inoltre contribuito a renderla il mercato più grande di tutti i Paesi baltici.

Lituania, © Vilnius Tourism


Matthew Jenkin è un giornalista attivo nel Regno Unito ed ex editore di Guardian Careers, la community online del quotidiano The Guardian dedicata a chi cerca lavoro e a chi vuole cambiarlo

 

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