Sardine che raffigurano pendolari schiacciati dentro un treno

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I benefici nascosti del dire addio ai tragitti casa‑lavoro

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Ti ricordi dell’articolo sui 16 minuti come tempo ottimale per lo spostamento casa-lavoro? Bene, la riduzione del tragitto quotidiano per raggiungere il posto di lavoro non permette solo di migliorare il livello di benessere, ma anche di ridurre le emissioni di CO2, i pregiudizi contro l’aumento dei lavoratori da remoto e il divario retributivo di genere. Matthew Jenkin spiega in maniera convincente perché è fondamentale ridurre il tempo dello spostamento casa-lavoro

 

Io odio il pendolarismo: questa è l’unica cosa a cui riesci a pensare mentre sei schiacciato come una sardina nel vagone di un treno strapieno o sei incolonnato in una coda senza fine nell’ora di punta? Non mi stupisce. Purtroppo, tanti, troppi, di noi sprecano centinaia di ore della loro preziosissima vita per muoversi da e verso il posto di lavoro.

Ma non sprechiamo solo il tempo, sprechiamo anche la vita. Secondo alcuni studi, infatti, chi deve percorrere più di 50 km per andare e 50 km per tornare dal lavoro ha alte probabilità di perdere ANNI di vita. Basta poi dover prendere un autobus o un treno e viaggiare per più di un’ora per danneggiare seriamente il tuo benessere.

Non ci sono alternative: per essere più sani e più felici bisogna ridurre il tragitto casa-lavoro. Secondo uno studio condotto su più di 1.000 lavoratori a San Francisco, il tempo ideale per andare al lavoro è di 16 minuti. La rivista Time Out si è spinta oltre e in un sondaggio del 2018 ha dimostrato che un tragitto casa-lavoro più breve della media (di soli 15-30 minuti rispetto alla media di 39 minuti di Londra) rende i londinesi più felici, anche più del sesso.

I giapponesi sono talmente efficienti che se un treno arriva in ritardo anche solo di pochi minuti, i lavoratori possono ottenere un certificato dalla società ferroviaria da mostrare al datore di lavoro per giustificare il loro conseguente ritardo. Peccato però che gli oshiya, una sorta di "buttadentro" dagli occhi a mandorla, non si facciano alcuno scrupolo a spingere i malcapitati passeggeri sui treni in partenza per assicurarsi che nessun pendolare arrivi in ritardo.

Grazie al lavoro flessibile e da remoto, sono sempre di più i dipendenti che hanno la possibilità di scegliere quando e dove lavorare. Oltre a migliorare la salute e il benessere, la riduzione del tempo necessario per raggiungere il luogo di lavoro ha effetti positivi anche su altri importanti aspetti. E oggi non è più una chimera.

Colmare il divario retributivo di genere

È davvero possibile che l’abbandono del pendolarismo a favore di altre opzioni, come gli spazi di co-working locali o il lavoro da casa, possa contribuire a colmare il divario retributivo di genere? Sì, sì e ancora sì.

Secondo l’Office for National Statistics (ONS) del Regno Unito, molte donne sono più propense (o costrette) a scegliere impieghi che distino meno di 15 minuti dalla loro abitazione a causa di una porzione sproporzionata di responsabilità per la cura dei bambini. D’altro canto, i dati mostrano che il 61% dei pendolari che viaggiano per più di un’ora è composto da uomini.

Gli economisti sono concordi nel sostenere che l’impossibilità di spostarsi per distanze maggiori sia uno dei fattori che contribuiscono al divario retributivo di genere. Le donne, infatti, hanno meno possibilità di scegliere i lavori meglio retribuiti.

Robert Joyce e Agnes Norris Keiller, ricercatori dell’IFS, spiegano: "Se le madri prendono in considerazione offerte di lavoro in un’area più ristretta rispetto ai padri, i datori di lavoro devono affrontare una concorrenza minore da parte di altri datori di lavoro quando assumono le madri rispetto a quando assumono i padri. I datori di lavoro hanno quindi il potere di contrattazione necessario per abbassare gli stipendi delle madri più di quelli dei padri". Chiaro?

Se alle donne fosse data la possibilità di lavorare da casa o da uno spazio di lavoro flessibile potrebbero avere accesso a una scelta più ampia di posti di lavoro senza dover prolungare il tragitto casa-lavoro. Secondo gli esperti del lavoro flessibile di Timewise, che nel 2018 hanno realizzato il rapporto A Manifesto for Change, e Karen Mattison MBE, co-fondatrice dell’organizzazione, questo cambiamento è indispensabile per soddisfare le esigenze e le aspirazioni della forza lavoro moderna e per non rischiare di rimanere indietro.

Attenzione: non sono solo i dipendenti a trarne vantaggio. Il CEO di 247meeting, Gavan Doherty, sostiene, come dargli torto, che i lavoratori a cui è consentito lavorare flessibilmente e ridurre i tragitti casa-lavoro sono palesemente più felici e, ecco la buona notizia per le aziende, più produttivi.

Quali sono state le armi che i dipendenti hanno usato in passato per convincere i datori di lavoro a farli lavorare da casa? La durata del tragitto casa-lavoro e le implicazioni che questa aveva sulla loro produttività lavorativa. Benissimo, ma oggi secondo Gavan Doherty stiamo assistendo a una rivoluzione, perché molti stanno iniziando a chiedersi quanto questa influisce anche sulla loro vita personale.

"Sfido chiunque a giustificare il fatto che una persona debba essere costretta a sostenere lunghi e ardui tragitti casa-lavoro 5 giorni alla settimana quando potrebbe dedicare questo tempo prezioso a questioni personali molto più importanti, come passare del tempo con i propri figli o prendersi cura di un parente anziano", conclude Gavan Doherty.

Proteggere l’ambiente riducendo l’impronta di carbonio

Forse non ci avevi pensato: un viaggio più breve permette di risparmiare denaro e di migliorare il livello di benessere, ma anche di proteggere l’ambiente, riducendo l’impronta di carbonio. Il National Household Travel Survey del 2009 sostiene che un americano medio guida per più di 3.000 km per raggiungere il posto di lavoro e tornare a casa. L’impatto sul clima è enorme. Per ogni litro di benzina consumato vengono emessi nell’atmosfera 2.380 g di CO2. Basterebbe ridurre i chilometri percorsi per ridurre in maniera significativa le emissioni di CO2.

Ma non è finita qui: secondo uno studio di Regus, il lavoro flessibile permetterebbe ai lavoratori statunitensi di risparmiare ben 960 milioni di ore, l’equivalente di più di 100 milioni di tonnellate di CO2, all’anno in tempo sprecato per gli spostamenti casa-lavoro entro il 2030. E i pendolari inglesi? Ebbene, potrebbero risparmiare 115 milioni di ore, riducendo l’impronta di carbonio di 7,8 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030. Sono cifre da capogiro.

Se è vero, e io ne sono convinto, che la maggior parte dei lavoratori statunitensi sostiene che sarebbe più soddisfatta del proprio lavoro se questo gli desse la possibilità di avere un impatto sociale o ambientale sul mondo e che, come dimostra un recente studio di Fortune.com, i Millennial, in particolare, considerano le aziende come potenziali partner che potrebbero aiutarli a rendere il mondo un posto migliore, possiamo gridare a gran voce che è arrivato il momento che i datori di lavoro si mettano a cercare alternative più verdi al tradizionale modo di lavorare.

Illustrazione di lavoratori da remoto con computer portatili che osservano il passaggio del traffico

Più tempo per se stessi

Meno tempo dedichiamo agli spostamenti casa-lavoro, più tempo abbiamo a disposizione per svolgere tutte quelle attività che arricchiscono le nostre vite. Il risultato? Siamo più felici, più sani dal punto di vista fisico e mentale e più produttivi.

Diversi studi hanno dimostrato che fare sport nel tempo libero aiuta a rafforzare la memoria, migliorare la concentrazione e, ovviamente, ridurre lo stress. Ti sembra poco?

Non dimentichiamo l’importanza dei rapporti umani. Secondo uno studio dell’Università della Carolina del Nord per vivere una vita lunga e sana è fondamentale avere dei buoni amici. Chi ha la fortuna di avere rapporti umani solidi e basati sul sostegno reciproco gode di una salute migliore rispetto a chi non ha legami sociali positivi: la pressione sanguigna è più bassa, la circonferenza della vita e l’indice di massa corporea sono inferiori e i livelli di infiammazione sono più bassi.

Approfitti dei lunghi tragitti in autobus o in treno per farti una dormita e ricaricare le energie? Forse non sai che ricerche dimostrano che spostamenti casa-lavoro troppo lunghi hanno effetti negativi anche sul sonno.

I ricercatori di Tuck, sito web che offre utili consigli per favorire il sonno, hanno scoperto, confrontando i dati risalenti al 2012-2016 dell’US Census American Community Survey e i dati del CDC del 2014, che esiste una correlazione tra i lunghi tragitti casa-lavoro e la mancanza di sonno.

Uno studio su 21.000 lavoratori svedesi e uno studio sui pendolari della Long Island Rail Road confermano la loro tesi. Chi affronta lunghi viaggi dorme di meno. Infine, l’economista Thomas James Christian, dopo aver analizzato i dati dell’American Time Use Survey, ha scoperto che chi trascorre più tempo negli spostamenti casa-lavoro ha molto meno tempo a disposizione per fare attività fisica, dormire e farsi da mangiare.

Per quanto riguarda la tua dormita sull’autobus o sul treno… sebbene tu possa trarne qualche beneficio, gli esperti sono concordi nel sostenere che non ci sia niente di meglio di un buon riposo notturno per ricaricare le energie fisiche e mentali.

La Dott.ssa Phyllis Zee, direttrice della clinica dei disordini del sonno del Northwestern University Medical Centre, dichiara: "Durante la notte è fondamentale raggiungere la fase del sonno profondo per riscontrare effetti rigenerativi per le funzioni metaboliche e cardiovascolari, nonché per la memoria e l’apprendimento".

Rapporti personali più soddisfacenti

Il tuo matrimonio scricchiola? Forse la causa sono i lunghi tragitti casa-lavoro. Sfortunatamente, non sto scherzando. Se uno dei coniugi deve viaggiare per più di 45 minuti per raggiungere il posto di lavoro, una coppia ha il 40% di possibilità in più di divorziare. Lo dice almeno uno studio.

Con questo non voglio però dire che questi rapporti siano destinati a finire. Se viaggi per più di 45 minuti per raggiungere il posto di lavoro da più di cinque anni, hai solo l’1% in più di possibilità di divorziare rispetto alle coppie con tragitti casa-lavoro più brevi. Perché? Perché la vostra coppia ha già affrontato e superato tutte le problematiche pratiche ed emotive connesse. Inoltre, se tu o il tuo partner percorrevate lunghe distanze per raggiungere il posto di lavoro prima di iniziare la vostra relazione, avrete molte meno probabilità di divorziare rispetto ai mariti o alle mogli che si trovano a sostenere lunghi viaggi in un momento successivo del rapporto.

Dharmesh Shah, co-fondatore di HubSpot, ritiene che il collegamento tra durata del tragitto casa-lavoro e felicità coniugale sia da ricondurre a svariati motivi. Qualche esempio? Il tempo sottratto all’altra persona e lo stress dovuto al dover viaggiare per lunghe distanze. Tutte cose che contribuiscono a generare tensione.

Secondo uno studio del 2001 di Norbert Schneider, professore di sociologia dell’Università di Magonza in Germania, la maggior parte dei pendolari che percorrono lunghe distanze (il 60% per essere precisi) e dei loro partner lamentava di avere spesso poco tempo a disposizione per il coniuge e i figli. In pratica, gli unici momenti per stare insieme erano confinati al fine settimana o alle vacanze. Troppo poco in effetti.

I lavoratori che vogliono dire totalmente basta al pendolarismo e lavorare esclusivamente da remoto o da casa non sono moltissimi, almeno secondo gli studi, ma la maggior parte delle persone è concorde nel sostenere che esistono modi per ridurre i tragitti casa-lavoro o per usarli per essere più felici e più produttivi. Gli avanzamenti tecnologici e il graduale abbandono del tradizionale modello di lavoro con orario d’ufficio, visto ormai come un retaggio del 20° secolo, fanno ben sperare che i lunghi ed estenuanti tragitti casa-lavoro abbiano i giorni contati.


Matthew Jenkin è un giornalista attivo negli Stati Uniti ed ex editore di Guardian Careers, la community online del quotidiano The Guardian dedicata a chi cerca lavoro e a chi vuole cambiarlo

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